Biblioteca (lettura pubblicata dalla BBT the bhaktivedanta book trust international)



Ritorno a Krishna

La rivista del movimento Hare Krishna

volume 6 n. 9/10

settembre-ottobre 1994

Dio è luce. L'illusione è tenebre. Dove c'è Dio non c'è illusione.















Sua Divina Grazia

A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

fondatore-acarya dell'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna










La Rivista del Movimento Hare Krishna

RITORNO
A KRISHNA

FONDATA NEL 1944

FONDATORE (sotto la direzione di
Sua Divina Grazia Sri Srimad
Bhaktisiddhanta Sarasvati Prabhupada)
Sua Divina Grazia
A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

DIRETTORE RESPONSABILE:
A. D'Ambrosio  Ali Krsna devi dasi

REDAZIONE:
Parabhakti devi dasi

AMMINISTRAZIONE:
Nimai Pandita dasa

ABBONAMENTI E INFORMAZIONI:
Dananistha devi dasi
Per informazioni sugli abbonamenti contattate la B.B.T. Italia - Ufficio Abbonamenti  Strada Bonazza 12  50028 Tavarnelle Val di Pesa (FI)  Tel. 055/8076414, Fax 055/8076630

PRONUNCIA. La traslitterazione dei termini sanscriti contenuti in questa rivista è stata eseguita secondo un metodo adottato internazionalmente. La a si pronuncia a chiusa. La a si pronuncia a aperta e lunga. La i si pronuncia i lunga. La u si pronuncia u lunga. La j si pronuncia g dolce. La r si pronuncia ri. La s si pronuncia sc (come in scena), altrettanto s ma più sibilante. La h è sempre aspirata. Krsna si pronuncia Krishna (il suono sc è dolce); Caitanya si pronuncia "Ciaitanya".

NOMI SPIRITUALI. I membri dell'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krsna, ricevono uno dei nomi di Krsna o di un Suo grande devoto seguito dalla parola dasa (dasi per le donne) che significa "servitore". Per esempio il nome Krsna dasa significa "servitore di Krsna".

© Bhaktivedanta Book Trust  Tutti i diritti riservati

RITORNO A KRISHNA  Pubblicazione mensile registrata presso il tribunale di Milano n° 199 del 13/03/89

VOL. 6 N. 9/10 - settembre-ottobre 1994

FOTOLITO: F.C.M.  Marcallo Con Casone (MI)

STAMPA: Grafiche Cometa - Magenta











EDUCAZIONE A RISCHIO E VITA DA CANI
Tratto da una lezione di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

RICORDANDO SRILA PRABHUPADA
I suoi discepoli ricordano episodi particolari

RAGGIUNGERE IL SUPREMO
Ritornare a Krsna quando si lascia questo corpo

MAHA-BHARATA
La prima puntata del grande poema

LETTERA AL SIGNORE SUPREMO
Parlare con Dio

SRIMAD-BHAGAVATAM
Continua la pubblicazione del grande classico della spiritualità

VOCAZIONI SUPERIORI
come educare meglio i nostri figli

LA RELAZIONE GURU DISCEPOLO
Una chiave fondamentale della vita spirituale

I CENTRI HARE KRSNA
In Italia e in tutta Europa

I DIALOGHI DI SRILA PRABHUPADA
La linea editoriale di Ritorno a Krishna

LA FESTA DELLA DOMENICA



IN COPERTINA:
Sri Sri Radha Krsna















EDUCAZIONE A RISCHIO
E VITA DA CANI

Tratto dagli insegnamenti di Sua Divina Grazia
A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada
fondatore acarya dell'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna

Quando Sanatana Gosvami incontrò Caitanya Mahaprabhu per la prima volta, dopo aver abbandonato il suo posto governativo, chiese al Signore: "Che cos'è l'educazione?" Sebbene Sanatana Gosvami conoscesse varie lingue, incluso il sanscrito, tuttavia chiese che cosa fosse una reale educazione.
"La gente in generale mi considera un grande erudito" disse Sanatana Gosvami al Signore "e io sono così sciocco da crederci."
Il Signore replicò: "Perché non dovresti crederci? Hai una grande conoscenza del sanscrito e del persiano."
"Può darsi" disse Sanatana Gosvami "ma non so né da dove vengo né dove sto andando. La gente mi chiama un erudito, e quando mi definiscono in quel modo io sono soddisfatto, ma in verità sono così sciocco da non sapere nemmeno che cosa sono."
"Sanatana Gosvami in effetti stava parlando per tutti noi, perché questa è la nostra condizione presente. Noi possiamo essere orgogliosi della nostra educazione accademica, ma se qualcuno ci chiede che cosa siamo, non sappiamo veramente rispondere."
Nel raccontare questo episodio, Srila Prabhupada evidenzia chiaramente il difetto che aveva visto nell'educazione moderna: essa valorizza la conoscenza materiale ma non offre la più pallida idea della nostra reale identità.
"Tutti vivono assorti nel concetto di essere questo corpo, ma noi impariamo dalla letteratura vedica che non è così. Solo dopo aver realizzato che non siamo il corpo possiamo accedere alla vera conoscenza e comprendere che cosa siamo veramente. Quello è l'inizio della conoscenza."
Srila Prabhupada spiega inoltre: "Al di sopra dei sensi c'è la mente, e superiore ai sensi è l'intelligenza, e superiore all'intelligenza è l'anima. Quindi l'obiettivo della vera educazione dovrebbe essere la realizzazione spirituale, la realizzazione dei valori spirituali dell'anima. Qualunque educazione non porti a questo deve essere considerata avidya, ignoranza."
Ma oggigiorno prevale la ignoranza.
"Soprattutto nell'era attuale, tutti si trovano nelle tenebre, ognuno vive assorto nel concetto corporeo della vita, ignorando tutto dell'anima spirituale e delle sue necessità. Fuorviata dai ciechi leaders della società, la gente dà al corpo un'importanza totale, e si impegna nel cercare di procurare al corpo una situazione agiata. Tale civiltà è condannata perché non guida la società verso la conoscenza del vero scopo della vita."



Vita da cani

"Se una persona non si chiede: "Chi sono? Qual è lo scopo della mia vita?" ma segue invece le stesse tendenze dei cani e dei gatti, qual è l'utilità della sua educazione?
"Come i cani, i gatti e altri animali che, non conoscendo il loro reale interesse nella vita, sprofondano sempre di più nell'ignoranza, la cosiddetta persona istruita, che non conosce il proprio vero interesse o il reale scopo della vita, diventa sempre più coinvolta nel materialismo."
"Possiamo vedere le persone materialiste freneticamente impegnate giorno e notte nello sviluppo economico, nel tentativo di aumentare la propria ricchezza materiale, ma anche se supponiamo che esse traggano un qualche beneficio da tali sforzi, questo non risolve comunque il reale problema della loro vita. Né esse sanno quale sia il reale problema della vita."
Il vero problema, Srila Prabhupada insegna, è trovare il modo per liberarsi dalle miserie dell'esistenza materiale. Queste miserie - principalmente la nascita, la malattia, la vecchiaia e la morte - vengono con il corpo ma sono estranee all'anima. Perciò, l'obbiettivo della vita umana, dovrebbe essere quello di liberarsi da queste miserie e ristabilirsi nella propria reale identità spirituale.
Ma questo non è ciò di cui si occupano le nostre scuole, i licei e le università. "Gli educatori moderni preparano i giovani ad acquisire una mentalità da cani con cui accettare il servizio di un padrone. Dopo aver finito la loro cosiddetta educazione, le persone "istruite" vanno alla ricerca di un servizio, ma di solito non riescono neppure a trovare lavoro. Come i cani che sono animali trascurabili e servono il padrone fedelmente per un po' di pane, un uomo serve un padrone fedelmente senza ottenere una ricompensa adeguata."



Dov'è la scienza dello spirito?

Srila Prabhupada mette a confronto questo tipo di educazione con quella offerta dalla cultura vedica.
"La civiltà vedica è fondata sull'educazione spirituale, e l'educazione spirituale è il centro particolare della Bhagavad-gita, enunciata ad Arjuna. All'inizio della Bhagavad-gita, Krsna istruì Arjuna nella comprensione della differenza fra l'anima e il corpo.

dehino 'smin yatha dehe
kaumaram yauvanam jara
tatha dehantarapraptir
dhiras tatra na muhyati

"Come l'anima incarnata passa, in questo corpo, dall'infanzia alla giovinezza e poi alla vecchiaia, così l'anima passa in un altro corpo all'istante della morte. L'anima realizzata non è turbata da questo cambiamento" (B.g. 2.13). Sfortunatamente, questa educazione spirituale è completamente assente nella moderna civiltà umana. Nessuno capisce quale sia realmente il proprio principale interesse legato in realtà all'anima spirituale e non al corpo materiale."
"Ci sono tanti dipartimenti di conoscenza in tutto il mondo e molte grandissime università, ma sfortunatamente non c'è alcuna università o istituzione scolastica che insegni la scienza dell'anima. Tuttavia l'anima è la parte più importante del corpo, senza la presenza dell'anima il corpo non ha alcun valore. Eppure la gente attribuisce una grande importanza ai bisogni corporei, e non si preoccupa dell'anima spirituale."



Professori ciechi

Srila Prabhupada insegna che questa esagerata attenzione verso bisogni del corpo è un segno evidente dell'assenza di una vera educazione. "Educazione significa educazione spirituale. Lavorare duramente assorti nel concetto corporeo della vita, senza alcuna educazione spirituale, significa vivere come animali..." "E questo genere di vita è il più pericoloso, perché si rischia di trasmigrare da un corpo all'altro, e perfino nelle specie di vita inferiori."
"Senza un'educazione spirituale, la gente rimane nell'oscurità dell'ignoranza e non sa che cosa succederà dopo la distruzione del corpo."
"Le persone agiscono ciecamente, e i leaders che li guidano sono ciechi. Andha yathandhair upaniyamanas te 'pisatantryam urudamni baddhah. Una persona sciocca non sa di essere completamente legata alla natura materiale e che dopo la morte la natura materiale le imporrà un particolare tipo di corpo che dovrà accettare. Non sa che, sebbene nel corpo presente possa essere una persona molto importante, il suo prossimo corpo potrebbe essere quello di un animale o di un albero in relazione alle sue attività ignoranti compiute sotto le influenze della natura materiale."
"Molti professori ed educatori dicono che non appena il corpo muore, finisce tutto. Questa filosofia atea sta uccidendo la civiltà umana." Come? Fuorviata da questa ignoranza mascherata da conoscenza "la gente compie irresponsabilmente ogni sorta di attività colpevoli e in questo modo il privilegio della vita umana è portato via dalla falsa propaganda dei cosiddetti leaders."
"In effetti i cosiddetti insegnanti o leaders della società materialistica non sanno realmente quale sia lo scopo della vita. La Bhagavad-gita li descrive con le parole mayayapahrtajnana: sembrano grandi eruditi, ma l'influenza dell'energia illusoria ha portato via la loro conoscenza. Vera conoscenza significa cercare Krsna."



La parte migliore dell'educazione

Quando Srila Prabhupada parla di Krsna, si riferisce alla Verità Assoluta, l'origine di tutto, Dio in Persona.
Srila Prabhupada afferma che qualunque educazione non porti a capire Krsna, è una falsa educazione. "Se manca la coscienza di Krsna, si è solo impegnati in false attività e falsi obiettivi di educazione."
Tutti, allo stato latente, hanno nel cuore l'amore per Krsna, e questo amore deve essere risvegliato mediante la cultura e l'educazione. Questo è lo scopo del movimento per la coscienza di Krsna.
"Una volta Sri Caitanya chiese a Ramananda Raya quale fosse la parte migliore dell'educazione. Ramananda Raya rispose che la parte migliore dell'educazione è l'avanzamento nella coscienza di Krsna."
"Se si diventa professore o insegnante" scrive Srila Prabhupada "ma non si comprende Krsna, gli insegnamenti saranno come il fastidioso ragliare di un asino."
Srila Prabhupada conclude "In tutte le scuole, licei, università e a casa, si dovrebbe insegnare ai bambini e ai giovani ad ascoltare ciò che riguarda Dio, la Persona Suprema.
In altre parole, si dovrebbe insegnare loro ad ascoltare le istruzioni della Bhagavad-gita, a praticarle nella loro vita, e a diventare forti nel servizio devozionale, liberi dalla paura di essere degradati alla vita animale.















RICORDANDO PRABHUPADA

I discepoli raccontano i divertimenti di un puro devoto.

Una volta, in Malesia, Srila Prabhupada stava parlando ad una ricca signora indiana. Era la moglie di un ministro del governo locale, e Prabhupada sperava di convincerla a offrire il suo aiuto per la costruzione di un tempio. Era il 1971, e ancora in Malesia non c'era nessun tempio dell'ISKCON.
Mentre Srila Prabhupada le parlava, la donna sorrideva e annuiva continuamente dicendo: "Sì, sì, Swamiji" e gli offriva omaggi con le mani giunte.
La distinta signora sembrava entusiasta riguardo alla coscienza di Krsna, perciò dopo un po' di tempo Srila Prabhupada le mostrò un disegno di tre altari in un unico tempio (che poi diventò il tempio di Krsna Balarama a Vrndavana in India).
Estraendo il disegno dalla sua valigetta bianca, lo porse alla signora e le disse che, dato che lei apprezzava tanto la coscienza di Krsna, avrebbe potuto aiutare a diffonderla per il beneficio di tutti.
"Con la tua misericordia, Swamiji" rispose ancora a mani giunte.
"La mia misericordia è già lì" disse Prabhupada.
"Con la tua misericordia, Swamiji" ripeté la signora riluttante.
Allora Srila Prabhupada raccontò una storia.
Un uomo che era caduto in un pozzo cominciò a gridare:
 Aiuto! Aiuto! Tiratemi fuori di qui!
Qualcuno arrivò con una corda e la calò dentro il pozzo gridando:
 Prendi la corda e io ti tirerò fuori.
Ma la persona nel pozzo ricominciò a strillare:
 Aiuto! Aiuto! Aiutatemi a prendere la corda!
A questo punto Srila Prabhupada cominciò a ridere di gusto e disse: "Capite? La misericordia del maestro spirituale è già lì e potete prenderla. Ma dovete prenderla in modo che egli vi possa tirare fuori dall'illusione. Se non la prendete, che cosa si può fare?
Amogha dasa  Melbourne, Australia



Nel Febbraio del 1976, poche settimane prima del festival di Gaura Purnima, Srila Prabhupada era a Mayapura. Ogni giorno, nella tarda mattinata, Srila Prabhupada era solito ricevere un massaggio sulla veranda fuori dalla sua stanza. Una mattina, mentre era seduto sul tappetino di paglia, pronto per il massaggio, mi fece notare due passeri che stavano facendo il nido. Il luogo che avevano scelto era un buco dietro la scatola del circuito elettrico proprio a lato della finestra della stanza di Srila Prabhupada.
Egli disse che lo avevano disturbato durante la notte mentre traduceva i suoi libri. Così prima che gli uccelli potessero completare il loro nido e sistemarvisi dentro, tolsi via le pagliuzze che essi avevano già portato nel buco. Ma non appena cominciai il massaggio, uno degli uccelli tornò e ricominciò a costruire, volando avanti e indietro con nuove pagliuzze.
Allora presi della carta e con essa riempii il buco. Quando il passero ritornò trovando il passo sbarrato, cominciò con il becco ad afferrare la carta cercando di tirarla via; per circa mezz'ora continuò imperterrito il suo lavoro cercando di liberare il luogo che aveva scelto per costruire la sua casa. Vedendo che non riusciva nel suo intento, volò via e ritornò poco dopo con il compagno, e insieme lavorarono duramente per rimuovere la carta. Infine gli uccelli, beccando e tirando, riuscirono a togliere la carta e cominciarono di nuovo a costruire il nido.
Per tutto il tempo Srila Prabhupada era rimasto a guardare in silenzio. Quando gli uccelli volarono via per prendere altra paglia, io riempii di nuovo il buco con la carta, forzandola bene all'interno del buco in modo che i passeri non potessero più rimuoverla. Di nuovo i due uccelli tentarono a lungo di liberare il passaggio, ma questa volta invano. Alla fine, accettando la sconfitta, se ne andarono.
Srila Prabhupada allora fece un'interessante allegoria. Sebbene gli uccelli abbiano occhi, disse, essi non possono vedere. Stavano cercando così duramente di costruire la loro casa, ma non vedevano che la persona che glielo aveva impedito era lì vicino e stava guardando. Così essi continuavano ignari, cercando di risolvere la situazione, e di lottare contro una forza superiore. Allo stesso modo, egli disse, sebbene i materialisti abbiano occhi non possono vedere come maya, l'energia materiale, sorvegli ogni loro sforzo. Proprio come i due passeri che continuavano a lottare cercando di sistemare la situazione, sperando di migliorare la propria vita e avere il loro posto assicurato nel mondo materiale, non comprendendo che maya stava sorvegliando ogni loro mossa, sconfiggendoli ad ogni passo.
Hari Sauri Dasa  San Diego, California



Srila Prabhupada a volte, dopo colazione, passava un po' di tempo nella sua stanza a parlare con i suoi discepoli, facendo di solito commenti sulla attuale condizione del mondo. Questi momenti erano particolarmente dolci. Eravamo con Prabhupada mentre ci parlava, tranquillamente seduto e rilassato, e ci immergevamo nel calore della sua intima associazione. Quella mattina fu particolarmente memorabile. Il sole splendeva attraverso le alte, strette finestre, creando disegni di luce abbagliante sulle lenzuola bianche e pulite che erano stese sul pavimento. Egli era seduto comodamente nel mezzo della stanza, con la caviglia destra poggiata sul ginocchio sinistro. Le dita delle mani incrociate, con gli occhi chiusi mentre sembrava apprezzare il calore del sole che danzava sulla sua forma dorata. Cogliendo l'opportunità, io e Hamsaduta ci sedemmo al suo fianco, felici di poter semplicemente stare con lui in un momento tranquillo. Prabhupada cominciò a riflettere sulla sfortunata condizione degli abitanti di questo mondo. E' a causa della mancanza di conoscenza del Signore Supremo, egli disse, che tutti stanno soffrendo. Poiché pensano di essere indipendenti, essi commettono ogni sorta di attività colpevoli, senza conoscere e senza preoccuparsi dei risultati, scioccamente pensando di essere liberi di fare tutto ciò che vogliono. Ma quando il volume delle loro attività colpevoli diventa troppo grande, essi subiscono le conseguenze che si presentano sotto forma di epidemie o di guerre. Essi pensano che con la politica e le riunioni saranno in grado di evitare cose simili, ma non è possibile. Non si possono evitare, e perciò le persone ricevono la punizione dovuta attraverso i tre tipi di sofferenze. Al momento giusto, la natura riunisce i demoni tutti insieme e li impegna in una guerra.
Per illustrare questo punto Prabhupada fece un divertente ma sorprendente esempio di come funziona maya.
"Quando ero ancora un ragazzo, avevamo un insegnante a scuola. Ogni volta che i ragazzi si comportavano male, l'insegnante li fermava e li metteva in piedi faccia a faccia davanti a tutta la scolaresca. Diceva loro di afferrare ognuno gli orecchi dell'altro, e poi ordinava di tirare. E così uno tirava, e l'altro sentendo male, tirava ancora più forte, e tutti e due tiravano e piangevano. Ma non potevano lasciare la presa perché l'insegnante ordinava loro di non lasciare la presa e di tirare. Similmente, maya ha riunito insieme un Churchill e un Hitler: "E adesso mascalzoni tirate!" Ed essi non possono fermarsi. Mentre gli sciocchi li glorificano."
Hari Sauri  Los Angeles, California















RAGGIUNGERE
IL SIGNORE SUPREMO

La nostra mente porta con sé, condizionando la prossima vita,
il gusto che abbiamo per le attività che svolgiamo oggi.
Così se ci dedichiamo alla devozione a Dio,
potremo stare in Sua compagnia.

di TATTVAVIT DASA

Mi ricordo di essere stato seduto in braccio a mio padre, in compagnia dei miei parenti, e ora sono passati quarant'anni. Mi è arrivata a Hong Kong una lettera di mia madre che dice che mio padre è morto in Arizona, così mi sovviene di lui e penso alla morte.
A volte invece di morte diciamo "trapasso", e l'idea di passaggio si accosta di più alla comprensione di un miliardo di persone in Oriente. La reincarnazione è ciò che imparano dalle loro scritture e ciò in cui hanno sempre creduto i loro antenati. Ed è ciò in cui io credo adesso: la nostra personalità sopravvive alla morte del corpo e va a vivere in un altro corpo finché non raggiunge il Supremo.
Per una parte della mia vita, in una piccola cittadina cattolica del Minnesota, avevo pensato alla morte in termini di paradiso, inferno e purgatorio senza sapere che c'erano altri modi per capirla.
Alcuni li ho incontrati all'università. Gli scienziati e gli psicologi insegnano che la vita si può ridurre a uno stato cerebrale che termina quando muore il corpo. Rifiutai il loro punto di vista perché lavoravo nell'ospedale dell'università, ho visto la gente morire e cercavo di trovare una spiegazione filosofica più profonda della vita e della morte.
Nel movimento Hare Krsna ho trovato una forte e importante tradizione intellettuale che spiega la vita e la morte. Quando mi unii al movimento, mio padre se la prese perché sperava che io mi impegnassi in un campo di lavoro che mi facesse guadagnare molto. Tutti i padri desiderano il successo per i propri figli. Ma per lui il successo non aveva nulla a che fare con ciò che raggiungeremo dopo la morte.
Dieci anni dopo che mio padre si ritirò in Arizona, gli dissi che avrebbe dimenticato la sua vita e la sua casa dopo la morte. Mi rispose che a casa sua dovevo tenere la mia filosofia per me stesso e aggiunse: "Questo è il mio tempio". Eppure poté godere del suo dominio per pochi anni ancora. Come ha scritto una volta un filosofo, il tempo, maestro supremo, uccide i suoi scolari.
Ovviamente le imprese di mio padre erano di breve vita come quelle di tutti. E' solo che non voleva ricordare che la morte l'avrebbe portato via da tutto perché era nato povero e aveva lavorato sodo per costruire la propria fortuna. Per gli affari, durante molti inverni pieni di neve, si era alzato alle quattro del mattino.
Un giorno il suo nipotino gli disse: "Morirai".
E lui rispose: "No, non morirò".
Mio padre aveva esattamente l'idea esposta dal saggio Canakya: "Se vuoi avere successo materiale, devi pensare di poter vivere per sempre".
Ma Canakya aggiungeva: Se vuoi avere successo spiritualmente, devi pensare di poter morire in qualsiasi istante". Il che significa che dobbiamo tenerci pronti a incontrare la morte.
Le mie sorelle e i miei fratelli non hanno detto niente, nelle loro lettere, sul destino dell'anima di papà. Sostenevano la decisione dei parenti di cremare il corpo e di seppellire le ceneri vicino alla tomba dei nonni materni, e mio zio, che è in affari nel mercato del marmo, avrebbe una lapide lucida: Nato... 16 febbraio 1916.
Il compleanno di papà non era però il suo vero inizio.
La Bhagavadgita dice che noi, anime, siamo vissuti prima, in altri corpi, e vivremo ancora in corpi nuovi. "Come una persona indossa nuovi vestiti, gettando quelli vecchi, così l'anima accetta nuovi corpi materiali abbandonando quelli vecchi e inutili". (B.g. 2.22) Questo verso mi ricorda un magazzino di vestiti che ho visto in India e che si chiamava "la Galassia del vestito". La natura è come un negozio di dimensioni cosmiche che vende vestiti per l'anima a forma di esseri acquatici, piante, insetti rettili, uccelli, animali, esseri umani e deva. La natura fornisce il cosmo esattamente come un sarto fa un vestito. L'entità vivente presente nel corpo non è creata dalla natura materiale è un'eterna particella di Dio.
Cinque mesi prima della morte di mio padre, per quello che è risultato essere il suo ultimo compleanno, gli avevo scritto una lettera con complimenti per il suo buon carattere "Ammiro questi aspetti della tua personalità: il tuo matrimonio è stato molto stabile, ci hai sempre mantenuti e ci hai portato in chiesa."
Dato che mio padre ha agito sia bene che male, da quello che ho compreso dalle Scritture, credo che abbia ottenuto risultati misti. Le sue idee religiose sulla vita nell'aldilà simili al concetto esposto nella Bhagavadgita (14.4): se fosse davvero stato tanto pio da ottenere un posto in compagnia di Cristo, raggiungerà il Supremo in un futuro prossimo. Ma prima che questo accada, può darsi che debba subire punizioni o entrare nel purgatorio nel quale potrà fare avanzamento per intercessione di parenti.
Anche il destino di mio padre dipenderà da ciò che era il suo ricordo principale a momento della morte. La Bhagavadgita dice: "Qualsiasi stato di vita si ricordi al momento della morte, si otterrà senza dubbio questo stesso stato." In altre parole, i ricordi formano i confini del nostro essere e modellano la nostra natura. Trattengono pensieri e sentimenti come le spugne trattengono l'acqua e influenzano la coscienza delle persone in punto di morte.
Anche se le memorie di una vita creano la vita successiva, prima o poi queste memorie svaniscono completamente. La gente raramente ricorda la vita precedente o dov'era l'anima prima di entrare nel ventre della madre. Questa è la ragione per cui quasi nessuno, in Occidente, prende in considerazione seriamente la trasmigrazione dell'anima. Ma la memoria è inaffidabile. Siamo fortunati se riusciamo a ricordare il nome di una persona cinque minuti dopo aver la conosciuta. Quindi, anche se abbiamo vissuto vite precedenti, non è sorprendente che ce ne siamo dimenticati.
La vita, secondo la storia della creazione del Vecchio Testamento, influisce pure sulle opinioni sulla fede nella reincarnazione. Come John Boslough ha scritto su National Geographic (3/1990) "L'idea Occidentale che il passato, il presente e il futuro seguano una linea stretta... sembra essersi sviluppata da una tradizione giudaicocristiana nella quale avvenimenti come la creazione o la resurrezione di Gesù assumono un significato speciale perché accadono in una sequenza. Questo può anche portare a credere in una vita dopo la morte, piuttosto che in una reincarnazione terrena."
Boslough si chiede se il nostro concetto di tempo sta al centro della nostra folle cultura basata sul fatto che si vive una volta sola, la cultura dei giovani o di persone instancabilmente consumiste, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo. La Bhagavadgita ci fa capire che il tempo si muove attraversando diverse ere, come le stagioni dell'anno, e che il mondo viene ripetutamente creato, mantenuto e distrutto.
Il Signore ha creato questo mondo per richiamare le anime cadute che incontrano morti e nascite ripetute mentre trasmigrano tra diverse specie di vita. Nella vita umana, un'anima ha l'opportunità di liberarsi dal ciclo delle nascite e delle morti e di raggiungere il Regno di Dio. Questa libertà sorge quando l'anima sviluppa una piena realizzazione della propria natura come essere spirituale eterno e usa la propria mente e i propri sensi esclusivamente per soddisfare Dio.
Senza lo sviluppo di questa coscienza, ci confondiamo con il corpo materiale, come succede nelle specie inferiori e, come loro agiamo solo per soddisfare desideri materiali. Mentre siamo impegnati a popolare e manipolare il mondo, ci incateniamo alle reti dell'identità materiale.
Non riuscendo a realizzare il nostro potenziale umano, quando moriamo ci tornano alla mente tutti i nostri desideri materiali, e rimaniamo in questo mondo temporaneo, attaccati allo stato di esistenza presente nella nostra memoria e che desideriamo ottenere.
Il Signore accompagna l'anima nei suoi viaggi attraverso diversi corpi. Egli è presente nel cuore di ognuno, quindi sa ciò che ciascuno merita e in proporzione soddisfa tutti i desideri.
A volte il Signore appare in persona per educare tutti a un'esistenza di eternità felicità e conoscenza oppure manda un Suo rappresentante nella forma di Suo figlio o servitore.
Chi è avanzato nella coscienza e nella cultura spirituale ci può addestrare per diventare assorti nel Nome, nelle forme, nelle qualità e nei passatempi del Signore Supremo. Questa meditazione si chiama coscienza di Krsna, e l'addestramento culmina nella prova finale: come morire.
Sri Krsna dice nella Bhagavad-gita (4.9/8.5):
Se abbiamo dubbi ci può aiutare ricordarci che la scienza non può mai provare che la reincarnazione esiste ma neppure nient'altro. Tutto quello che fanno gli scienziati è di raccogliere informazioni e cercare di spiegare ciò che sanno in modo chiaro e organizzato. Quando la mole delle informazioni cresce, crescono anche le spiegazioni scientifiche; e molti ricercatori hanno raccolto una quantità di dati sufficienti per suggerire che la reincarnazione esiste.
I devoti di Krsna, comunque hanno un altro modo per avere conoscenza: Noi accettiamo che la Bhagavadgita trasmette le parole della Persona Suprema che è l'intelligenza suprema al di là dei
fenomeni della reincarnazione e dell'universo.
Krsna apprezza ogni nostro sforzo per conoscerLo e servirLo. Egli ci assicura anche che se non riusciremo a perfezionare la nostra vita spirituale in questa vita, non ci sarà perdita o diminuzione. Krsna è così gentile che non dimentica mai il servizio di una persona. Chi non riesce a diventare pienamente cosciente di Krsna in questa vita, avrà un'occasione in una vita futura per vivere in compagnia di saggi elevati o in una famiglia aristocratica e colta. "Ottenendo questa nascita" dice la Bhagavad-gita, ravviva la coscienza divina della vita precedente e ricomincia a fare ulteriore progresso per ottenere il successo." (B.g. 6.43).
Così posso aver fede che, dato che il mio papà credeva in Dio, la sua fede lo aiuterà nella sua prossima vita anche se coperta da desideri materiali. E se sarà convinto che Dio esiste e che è onnipotente, Egli può apparire in questo mondo e mostrare le Sue attività cosicché i Suoi devoti possono capire la vera posizione. Dio parla di Se Stesso e dei Suoi divertimenti nella Bhagavad-gita, e quindi tutti hanno la possibilità di capirLo.

Tattvavit dasa è uno scrittore ed editore nel Movimento Hare Krsna. Ha recentemente pubblicato Il Nettare della Distribuzione dei Libri, una raccolta di interviste sulla Coscienza di Krsna in tutto il mondo. Fa parte del movimento Hare Krsna dal 1974 e ora insegna la coscienza di Krsna in Europa. E' laureato con lode in studi interdisciplinari all'Università del Minnesota.















MAHABHARATA

PRIMO LIBRO: ADI PARVA

Capitolo 1


narayanam namaskrtya
naram caiva narottamam
devim sarasvatim vyasam
tato jayam udirayet

Prima di esporre questo Mahabharata, vero strumento di conquista, offro il mio rispettoso omaggio a Narayana, il Signore Supremo, a Naranarayana Rsi, il più perfetto fra gli uomini; a nostra madre Sarasvati, dea del sapere, e a Srila Vyasadeva, l'autore.
Suta Gosvami, figlio di Romaharsana, era molto famoso per la sua conoscenza delle storie sacre note come Purana. Una volta si recò nella foresta sacra di Naimisaranya dove il sapiente Saunaka, assistito da saggi rigorosi e dotati di poteri stava celebrando un sacrificio che doveva proseguire per dodici anni. Chinando umilmente la testa, Suta si avvicinò ai saggi seduti nell'arena del sacrificio e, salutandoli a mani giunte, s'informò sul perfezionamento della loro ascesi. Essi gli diedero il benvenuto e lo accolsero fra loro, ben lieti all'idea che avrebbero potuto ascoltare le affascinanti storie che lui conosceva così bene.
Sedutisi, offrirono a Suta Gosvami il seggio d'onore, quello riservato all'oratore e lui, con fare modesto, accettò con deferenza la loro richiesta. Verificato che Suta era seduto e a suo agio, uno dei saggi, desideroso di entrare in argomento, gli domandò:
"Caro Suta, da dove vieni? Come hai passato questo tempo? Saggio dagli occhi di loto, ti prego, raccontaci". Suta Gosvami rispose: "Poco tempo fa ho partecipato al rito sacrificale del re santo Janamejaya, un grande tra i governanti della terra e il più degno figlio di suo padre, il grande Pariksit.
Con quel sacrificio re Janamejaya mirava a distruggere tutti i serpenti dell'universo, intenzionato a vendicare la morte di suo padre. Vaisampayana, saggio erudito, durante la cerimonia trattò diversi argomenti che aveva appreso dal suo maestro: il grande Krsna Dvaipayana.
Proprio perché ero lì di persona ho potuto ascoltare molte storie pie e meravigliose conosciute nel loro insieme come Mahabharata.
Poi ho viaggiato molto, ho visitato luoghi sacri e santuari, finché ho toccato la sacra terra di Samantapancaka, dove vivono molti brahmana di elevate qualità. Fu proprio in quella regione che, tempo fa, scoppiò la grande guerra fra i Pandava e i Kuru, quella che coinvolse i re di tutto il mondo.
Dopo di che sono venuto qui, a Naimisaranya, col desiderio di vedere tutti voi che considero saggi spiritualmente realizzati: purificati da questo sacrificio, siete grandi anime splendenti come il Sole o come il Fuoco; avete cantato i mantra appropriati e acceso il fuoco sacro e vi siete concretizzati nella vostra essenza di esseri spirituali. Cari brahmana, avete speso bene la vostra vita!
Di cosa volete vi parli adesso? Di pie storie dei tempi andati o degli universali principi di giustizia, oppure delle vite di grandi anime, di coloro che santamente furono re e saggi?"
E quei saggi risposero:
Ci piacerebbe sentire i racconti storici che furono narrati per la prima volta da Srila Vyasadeva, il più grande di tutti i saggi perché, ascoltando quelle storie insuperabili per varietà di argomenti e composizione squisita, coloro che sono devoti e saggi gli rendono onore all'istante. Densa di sottigliezze e di logica, quest'opera di sapere vedico conosciuta come il Mahabharata, illumina l'anima con la saggezza delle molte scritture sacre e adempie pienamente alla funzione più nobile della letteratura.
Vorremmo ascoltare quella storia che Vaisampayana, per ordine di Vyasadeva, narrò con gioia durante il sacrificio offerto dal re Janamejaya. Srila Vyasa in persona, quel saggio che compì gesta meravigliose, considera il Mahabharata uguale agli altri quattro Veda 1. Caro Suta, desideriamo ascoltare il glorioso Mahabharata che toglie la paura generata dal peccato.
Suta rispose:
"Lasciate che inizi offrendo rispettosi omaggi alla sorgente di tutto ciò che esiste, la realtà indistruttibile chiamata con molti nomi e alla quale sono rivolte quantità di preghiere. Ia Verità Assoluta, che è eternamente presente, talvolta manifestata ed altre no. E' a Lui che mi inchino.
Materia e spirito sono le Sue potenze, quindi Egli è tutt'uno con l'universo. Ciò nonostante è spirituale e Supremo. E' il primo creatore di tutte le cose, grandi e piccole, poiché è al di sopra di tutto. Il Suo potere non diminuisce mai.
Offro i miei rispettosi omaggi al Signore Supremo, celebrato come Visnu, l'essere più puro e desiderabile. Colmo di beatitudine spirituale, Lui ci ravviva con la Sua felicità. Quell'essere senza peccati è chiamato Hari perché dissipa l'ansietà dei devoti e Hrsikesa, perché Lui soltanto è il Padrone dei sensi di tutti gli esseri. E' il primo maestro di tutte le creature che si muovono in questo mondo ed anche di quelle che non si possono spostare come gli alberi.
Esporrò ora la completa epopea così come è stata concepita da Srila Vyasa, grande saggio dalla limpida visione spirituale e onorato da tutti.
Poeti di grande cultura recitarono questi racconti nel passato, altri li declamano ai giorni nostri ed altri ancora certamente li reciteranno nei tempi a venire. Questo grande insegnamento è dato con fermezza nei tre mondi e insigni studiosi ne approfondiscono il contenuto nel suo insieme e in ogni particolare. Gli eruditi considerano dilettevole la lettura del Mahabharata, perché è scritto in un linguaggio stupendo e con metriche affascinanti, allo stesso tempo umane e divine.
Con l'intento di comporre questo poema, Srila Vyasa si ritirò nella valle solitaria di una regione sacra sulle alte montagne dell'Himalaya, adatta per sacrifici religiosi, dove meditò profondamente per cogliere il modo migliore di narrare questa grande Storia alla gente di quest'epoca.
Si alzava al mattino presto e, dopo essersi lavato, si sedeva su di una semplice stuoia di erba kusa. Strettamente vincolato al voto di celibato, sereno e puro, entrava in uno stato di yoga 2 unendo la propria coscienza alla Coscienza Suprema. In questo modo poteva contemplare in sé tutte le cose.
Vyasa poté così vedere il principio del tempo universale, quando il mondo era coperto di tenebre e nulla poteva essere visto. Fu allora che apparve, sferico e potente, un unico seme cosmico, simile ad un uovo, immenso e indistruttibile, gravido dei corpi non ancora creati di tutte le creature.
Come affermano le autorità spirituali, questo strumento divino fu il grande principio della creazione.
All'interno di quell'unico seme splendeva la luce eterna della Verità assoluta  primordiale, meravigliosa, inconcepibile e ovunque la stessa. Contenendo sia la materia che lo spirito, essa fu la causa sottile ed invisibile dell'universo.
Da quella Verità Assoluta nacque Brahma 3, maestro di tutte le creature e guru dei deva, conosciuto come Sthanu, Manu, Ka e Paramesthi, cioè colui che sorge direttamente dal corpo spirituale del Signore Maha Visnu. Poi apparvero anche il signore Siva, Manu, i dieci Praceta e Daksa con i suoi sette figli, seguiti dai ventuno Prajapati. Tutti questi deva sono manifestazioni parziali dell'incommensurabile Persona di Dio. Questo è noto a tutti i filosofi illuminati. Vari deva allora vennero alla luce per assistere il governante del cosmo: i Visvadeva, gli Aditya, i Vasu e i gemelli Ashvini 4.
Visnu, Krsna, è Dio, la Personalità Suprema, mentre Brahma, Siva, Manu, ecc., sono deva cui Krsna ha conferito il potere di popolare e amministrare l'universo. Benché essi siano straordinariamente potenti, sono comunque subordinati a Krsna.
Apparvero anche altri esseri dotati di grandi poteri come gli Yaksa, i Sadhya, i Pisaca, i Guhyaka e i Pitri. Similmente i sapienti Brahmarsi, saggi puri e d'animo gentile, nacquero in questo mondo insieme a molti re santi, glorificati per le loro elevate qualità.
L'illustre Vivasvan che governa il Sole luminoso è uno di loro. Agendo come occhio di Dio è noto anche con i nomi di Atmavibhavasu, Savita, Ricika, Arka, Bhanu, Asavaha e Ravi. Mahya è il più giovane fra i figli del deva del Sole. Il figlio di Mahya è Devavrata e il figlio di Devavrata è Subhraj che ebbe tre figli famosi: Dasajoti, Satajoti e Sahasrajoti; ognuno di loro diede origine a molti figli. Dasajoti, una nobile anima il cui nome significa "dieci luci", ebbe diecimila figli. Satajoti, il cui nome significa "cento luci", ebbe centomila figli, e Sahasrajoti, il cui nome significa "mille luci" ebbe un milione di figli.
Da questi esseri divini discesero le grandi dinastie sulla terra, i Kuru, gli Yadu, i Bharata e quelle di Yayati, Iksvaku e molti altri re santi. Così per il potere del Sole e dei suoi discendenti molte civiltà fiorirono e si insediarono in questo mondo.
Vyasadeva poté in questo modo vedere l'intera storia del cosmo e comprenderne tutti i più reconditi meccanismi; storia che poi illustrò nel Mahabharata in modo che altri potessero conoscerla e trarne profitto.
Vyasadeva comprese come in questo mondo le persone passano attraverso cicli periodici di religiosità, prosperità, ricerca del piacere e liberazione. Nei suoi autorevoli libri di conoscenza spirituale e materiale, egli spiega come gli esseri umani possono vivere in maniera onesta, prosperare economicamente, soddisfare i propri desideri e nello stesso tempo progredire spiritualmente. La caratteristica specifica del Mahabharata è la sua efficacia nell'evidenziare con chiarezza tutti gli aspetti significativi del progresso umano.
Dopo aver steso questa vasta conoscenza, Vyasadeva ne preparò una versione più condensata perché in questo mondo studiosi di grande erudizione potessero studiarla sia in riassunto che in dettaglio. Alcuni saggi brahmana studiano il Mahabharata fin dalla prima strofa di Astika, altri ancora dalla storia di re Uparicara.
Diversi uomini di pensiero fanno luce sui diversi aspetti di quest'opera, alcuni analizzando il suo significato con grande esperienza, altri impegnandosi a memorizzare l'intero testo. Ma fu Vyasa, casto ed austero, che enucleò il Veda eterno e compose questa sacra storia.
Il saggio Parasara generò Vyasa nel grembo della casta Satyavati. Il saggio Vyasadeva, sempre ligio ai suoi voti religiosi, su richiesta di sua madre e del suo fratellastro Bhisma, generò tre figli, due dei quali con le vedove del suo fratellastro Vicitravirya, mentre il terzo lo ebbe da una loro ancella. Queste donne, madri per la prima volta, generarono bambini splendenti come il fuoco.
Dopo aver generato i tre principi Kuru: Dhrtarashtra, Pandu e Vidura, il riflessivo Vyasa tornò al suo asrama per dedicarsi ancora all'ascesi. Solo dopo che i tre principi Kuru ebbero raggiunto la maturità e fu compiuto il loro destino, il grande saggio raccontò nel Mahabharata la loro storia al genere umano.
Su insistente richiesta dell'imperatore Janamejaya e di migliaia di brahmana, Vyasadeva trasmise questa grande storia al suo discepolo Vaisampayana che sedeva vicino al suo Maestro. In seguito, Vaisampayana, seduto nell'assemblea dei saggi riuniti per il sacrificio offerto dal re Janamejaya, dopo ripetuti inviti narrò il Mahabharata durante gli intervalli delle cerimonie sacre.
Questo grande poema, esposto dal benedetto saggio Vyasa, immortala la gloriosa crescita della dinastia Kuru, l'adamantina castità di Gandhari, la saggezza di Vidura, la determinazione di Kunti, la gloria di Sri Krsna, l'indefettibile fedeltà dei Pandava e le azioni malvagie dei figli di Dhrtarastra. I saggi eruditi dicono che Vyasa compose dapprima la storia essenziale del Mahabharata, senza gli episodi minori, in ventiquattromila versi, riassumendo poi gli eventi principali e le sezioni di tutta la vicenda in un capitolo di centocinquanta versi. Infine insegnò quest'opera a suo figlio Suka e ad altri discepoli qualificati.
Il saggio compilò due versioni del Mahabharata per gli esseri celesti, i deva, rispettivamente di sei milioni e di tre milioni di versi. Gli Antenati ricevettero una versione di un milione e cinquecentomila versi; i Raksasa e gli Yaksa una di un milione e quattrocentomila versi e gli umani una di centomila.
Narada Muni l'ha rivelata ai deva; Asita e Devala, agli antenati e Suka, il figlio di Vyasa, l'ha portata ai Gandharva e agli Yaksa. Quest'opera venne infine donata agli uomini da Vaisampayana. Adesso per favore ascoltatemi perché inizio a narrarvi i centomila versi del Mahabharata destinati al genere umano.
(continua nel prossimo numero)



Note
1. Veda: le scritture originali, la sapienza rivelata.
2. yoga: in questo caso si riferisce al settimo ed ottavo stadio dell'asthangayoga, lo stadio della meditazione profonda e del samadhi.
3. Brahma: In ogni universo l'anima più pia viene scelta da Dio, il Signore Supremo, Visnu, per occupare la posizione di Brahma ed agire come creatore cosmico. Come un benestante incarica un architetto esperto di costruire una casa, così Visnu investe di potere il signore Brahma per costruire l'universo. affinché le anime condizionate possano almeno tentare di godersi il mondo materiale. Si manifestarono inoltre tutti gli elementi materiali come la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria, l'etere, lo spazio e le direzioni, con gli anni e le stagioni, i mesi e le settimane, i giorni e le notti e quant'altro esiste in questa creazione. Tutto quello che si può vedere in questo mondo, grande o piccolo, mobile o immobile, proprio l'intero universo è creato all'inizio della grande era cosmica, per essere riassorbito al suo termine, come accade al finire delle stagioni. Proprio come succede nei fenomeni stagionali, col caldo e con il freddo, con la nascita e con la morte, che vanno e vengono al momento giusto, così avviene con il tempo cosmico: all'inizio molti esseri ed elementi si manifestano e poi, allo scadere del tempo prescritto, tutta la creazione viene riassorbita. Così la ruota del tempo, che non ha inizio né fine, continua a girare e tutto ciò che è stato creato viene distrutto. Complessivamente il Signore crea trentatré migliaia più trentatré centinaia più trentatré deva per governare l'universo. Un totale di 36333.
4. Ashvini: risiedono nei pianeti paradisiaci e sono i medici dei deva.















LETTERA AL
SIGNORE SUPREMO

di GOVARDHANA LILA DASI

Carissimo Signore,
in questi giorni mi sono soffermata a riflettere sulla Tua immensurabile benevolenza e sulla mancanza di gratitudine che il genere umano mostra da sempre nei Tuoi confronti. Così ho pensato che fosse doveroso farTi avere una lettera di scuse.
Tu, Signore, sei proprietario assoluto di tutto ciò che esiste negli infiniti universi, poiché ne sei l'origine ultima. Non c'è atomo del quale Tu non sia la sorgente, né esiste una causa che abbia generato la Tua Persona. Tu, Signore, sei anche conoscitore infallibile del passato, del presente e del futuro di ogni singolo frammento di energia materiale e spirituale, perché, espandendo la Tua coscienza all'infinito, non solo vivi nell'anima stessa di tutti gli esseri, ma anche in ogni particella atomica, fuori di essa e tra il dentro e il fuori di essa. Onnipervadente è la Tua presenza e non c'è luogo su cui posare gli occhi nel quale Tu non sia presente. Non c'è limite al Tuo esistere, non c'è limite al Tuo conoscere, non c'è limite alla Tua felicita, perché basti a Te stesso e non necessiti di interventi esterni per incrementare la Tua soddisfazione.
A quale scopo, dunque, emanare infinite anime, tanto più che alcune di esse, poi, scelgono di non starTi vicino? Qui, Signore, sta la Tua più stupefacente grandezza. Così profonda e perfetta è la Tua umiltà che sai ammettere che la gioia suprema risiede nel condividere la propria soddisfazione con altri, amandoli, servendoli e scambiando con loro relazioni di intima comunione in cui il bene dell'uno è la fonte del bene dell'altro e il dolore dell'uno è la causa del dolore bell'altro.
Mirabile è questo Tuo abbassarTi ad amare, Tu, l'Uno senza secondi che non necessita di niente e di nessuno per il proprio pieno appagamento e, affinché da parte delle Tue creature sia reale la scelta di amarTi, Tu ci lasci liberi, completamente liberi di stare con te nella perfezione della Tua dimora o di venire quaggiù a sperimentare cosa significhi lasciare la casa del Supremo Re nostro Padre.
Così, caro Signore, nella notte dei tempi Tu ci hai dato esistenza; noi, uomini della Terra, abbiamo rifiutato di amarTi e servirTi nel Tuo Regno e abbiamo preferito le pene dell'esilio terreno alla perfezione della vita sui pianeti spirituali. Tu ci segui nel cuore in ogni istante del nostro eterno essere; noi senza fine sfuggiamo al Tuo richiamo amoroso. Tu manifesti tutto il creato con l'abilità e l'intelligenza del più eccelso degli ingegneri e con la fantasia del più esperto degli artisti; noi continuiamo a negare la Tua stessa esistenza, sostenendo che tutto ha origine dal caso e che la materia inerte è la causa della vita.
Tu esibisci la Tua inconcepibile potenza in tutti i fenomeni naturali, noi ci rendiamo ridicoli credendo di poter giungere a controllare la morte solo perché abbiamo scoperto qualcuna delle infinite leggi che governano il cosmo. Tu fornisci il necessario per la sussistenza; nel nome del progresso noi ci permettiamo di distruggere l'ambiente che ci hai regalato. Come un padre veglia sui propri figli, Tu ci punisci per i nostri errori, perché vuoi il nostro bene; noi malediciamo il Tuo nome, non comprendendo le Tue premure paterne. Tu invii continuamente i Tuoi rappresentanti, santi e profeti per richiamarci a Te, noi ripetiamo nella storia sempre lo stesso motivo, ignorandoli, denigrandoli, perseguitandoli fino alla morte.
Eppure Tu continui comunque ad amarci, ad aspettarci a punirci con una pazienza infinita, mentre la nostra coscienza tarda a rispondere al Tuo appello, persa dietro i mille colori dell'illusione materiale.
Per tutto questo, Signore, col cuore in mano Ti chiedo perdono.
Tu, Signore, ami sempre per primo e sei sempre l'ultimo ad arrenderTi di fronte ai rifiuti opposti al Tuo amore. Noi, invece, ci avviliamo alle prime contrarietà della vita, ignari che dietro ognuna di esse si cela il Tuo insegnamento o il Tuo rimprovero. Quanto siamo lenti a ringraziarTi per i Tuoi infiniti doni, Signore, e che dire di cercare di ricambiarli!
Perdona, Ti prego, questi Tuoi figli sciagurati e ribelli che, disprezzando il Tuo amore in tutte le sue forme, distruggono spudoratamente quanto li circonda e si aprono, a loro insaputa, la strada verso forme abominevoli di vita. Perdonaci, Signore, perché alla Tua umiltà rispondiamo sempre con l'arroganza e l'orgoglio. Perdonaci perché pretendiamo sempre, ma fatichiamo a dare. Perdonaci perché, dopo aver ignorato, denigrato, ucciso le persone a Te più care venute a sollevarci dalla nostra miserabile condizione, ancora continuiamo a chiederci 'Dov'è Dio?', misconoscendo la Tua generosità e la
Tua pazienza.
Quanto dovremo pagare per tutto questo, Signore?
Madre e Padre, radice ultima della nostra esistenza, base e sostegno della nostra vita, questo sei Tu, Signore, eppure, nella nostra abissale ignoranza e presunzione, ripaghiamo ogni Tua gentilezza col disprezzo della superbia e ci lasciamo accecare dall'orgoglio pur di non riconoscere l'immensa ampiezza della Tua misericordia benevola e paterna che ancora trattiene la profonda giustizia del Tuo braccio punitore.
Tu così grande, noi così piccoli. Ma chi crediamo di essere?
Per tutto il dispiacere che Ti arrechiamo, perdonaci, Signore.
Tua serva inutile.















Scritture Vediche

SRIMADBHAGAVATAM

Primo Canto: La Creazione

Continua la pubblicazione dello SrimadBhagavatam, il grande classico della spiritualità scritto cinquemila anni fà da Krsna Dvaipayana Vyasa, tradotto dall'originale sanscrito da Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada Lo SrimadBhagavatam, l'essenza di tutte le Scritture Vediche, è la scienza spirituale che ci permette di conoscere non solo la sorgente ultima di ogni cosa, l'Essere Supremo, ma anche la relazione che ci unisce a Lui, e spiega che il nostro dovere è di agire per migliorare la società umana in base a questa conoscenza infallibile. Chi fosse interessato all'intera opera può contattare la Bhaktivedanta Book Trust Italia.



VERSO 1


suta uvaca
atha te samparetanam
svanam udakam icchatam
datum sakrsna gangayam
puraskrtya yayuh striyah

sutah uvaca: Suta disse; atha: così; te: i Pandava; samparetanam: dei defunti; svanam: dei parenti; udakam: acqua; icchatam: desiderando avere; datum: per dare; sakrsnah: con Draupadi; gangayam: al Gange; puraskrtya: mettendo davanti; yayuh: andarono; striyah: le donne.



TRADUZIONE

Suta Gosvami disse:
Dopo questi avvenimenti, i Pandava, desiderosi di offrire oblazioni d'acqua ai loro defunti, raggiungono le sponde del Gange accompagnati da Draupadi. Davanti camminano le donne.



SPIEGAZIONE

Anche ai nostri giorni il costume indù vuole che quando sopraggiunge una morte in famiglia si vadano a fare delle abluzioni nel Gange o in un altro fiume sacro. Le donne innanzi, tutti i componenti della famiglia camminano in processione fino al fiume sacro, dove ciascuno raccoglierà un vaso d'acqua per l'anima scomparsa. Anche i Pandava, più di 5000 anni fa, osservarono queste regole, e il Signore, Sri Krsna, cugino dei Pandava, li accompagnò come membro della famiglia.



VERSO 2


te niniyodakam sarve
vilapya ca bhrsam punah
apluta haripadabja-rajahputasarijjale

te: tutti; niniya: avendo offerto; udakam: acqua; sarve: ciascuno; vilapya: essendosi lamentato; ca: e; bhrsam: sufficientemente; punah: ancora; aplutah: fecero un bagno; haripadabja: i piedi di loto del Signore; rajah: la polvere; puta: purificata; sarit: del Gange; jale: nell'acqua.



TRADUZIONE

Dopo aver pianto i loro cari e aver loro offerto sufficiente acqua del Gange, essi procedono alle abluzioni nel Gange, le cui acque sono santificate perché mischiate alla polvere dei piedi di loto del Signore.



VERSO 3


tatrasinam kurupatim
dhrtarastram sahanujam
gandharim putrasokartam
prtham krsnam ca madhavah

tatra: là; asinam: seduto; kurupatim: il re dei Kuru; dhrtarastram: Dhrtarastra; sahaanujam: con i suoi giovani fratelli; gandharim: Gandhari; putra: figlio; sokaartam: sopraffatti dal dolore; prtham: Kunti; krsnam: Draupadi; ca: anche; madhavah: il Signore, Sri Krsna.



TRADUZIONE

Là, Maharaja Yudhisthira, re dei Kuru, si siede; con lui sono i suoi fratelli minori e Dhrtarastra, Gandhari, Kunti, Draupadi, tutti sopraffatti dal dolore. Tra loro è anche Sri Krsna, il Signore.



SPIEGAZIONE

Poiché la battaglia di Kuruksetra era stata combattuta tra i membri di una stessa famiglia, tutti coloro che sono stati afflitti dall'esito della battaglia sono uniti da vincoli di sangue: Maharaja Yudhisthira e i suoi fratelli, Kunti, Draupadi, Subhadra, Dhrtarastra, Gandhari e le sue nuore, e altri. I principali eroi che persero la vita nel combattimento erano in qualche modo tutti legati a loro, e i superstiti della famiglia sono riuniti per piangerli. Anche Sri Krsna appartiene a questa famiglia come cugino dei Pandava, nipote di Kunti e fratello di Subhadra. Egli partecipa dunque al loro dolore e inizia a confortarli adeguatamente.



VERSO 4


santvayam asa munibhir
hatabandhun sucarpitan
bhutesu kalasya gatim
darsayan na pratikriyam

santvayam asa: rappacificò; munibhih: con i muni là presenti; hata-bandhun: che hanno perso i loro amici e parenti; Sucarpitan: tutti scossi e afflitti; bhutesu: sugli esseri viventi; kalasya: delle leggi intransigenti dell'onnipotente; gatim: reazioni; darsayan: dimostrato; na: no; pratikriyam: soluzioni.



TRADUZIONE

Sri Krsna e i muni presenti cominciano a confortare coloro che sono stati colpiti dal turbamento e dall'afflizione ricordando le leggi intransigenti dell'onnipotente e la loro azione sugli esseri.



SPIEGAZIONE

Nessuno può modificare le ferree leggi della natura, che agiscono sotto la direzione di Dio, la Persona Suprema. Gli esseri individuali rimangono eternamente subordinati al Signore onnipotente. Tutte le leggi che regolano l'esistenza dell'uomo, e che di solito si indicano col termine dharma, o religione, furono stabilite dal Signore; oltre a Lui nessuno può tracciare la via della religione. La vera religione consisterà dunque nel seguire esattamente le istruzioni del Signore come Egli le ha chiaramente enunciate nella Bhagavadgita. Ciascuno deve seguire la via da Lui tracciata e obbedire ai Suoi ordini; l'aderenza a questa via condurrà tutti alla soddisfazione, materiale e spirituale. Finché siamo nel mondo materiale è nostro dovere sottometterci alle istruzioni del Signore e se per la Sua grazia saremo liberi dalla morsa della materia, allora, in questo stato liberato, continueremo a servirLo con amore. La nostra condizione materiale non ci permette di vedere il Signore e neppure di conoscere la nostra vera identità, perché siamo privi di una visione spirituale; ma se spezziamo i legami che ci tengono a questa condizione materiale e ritroviamo la nostra forma spirituale originale, allora potremo vedere il nostro vero sé e allo stesso tempo il Signore, davanti a noi.
La mukti, o liberazione, è il ritorno dell'essere, una volta libero da ogni concezione materiale dell'esistenza, alla sua condizione spirituale originale. E la vita umana rappresenta l'occasione per sviluppare le qualità necessarie a ottenere questa libertà spirituale. Purtroppo, sotto l'influsso dell'energia materiale illusoria, l'uomo spesso identifica i pochi anni di questa esistenza effimera con la sua condizione permanente. Così deviato, erroneamente considera suoi tutti gli oggetti di attaccamento che maya (illusione) gli presenta: la nazione, le terre, la casa, i figli, la sposa, le ricchezze, ecc. Sempre sotto i dettami esclusivi di maya entra in conflitto con gli altri per proteggere tutte le sue cosiddette proprietà. Se invece coltivasse la conoscenza spirituale comprenderebbe che non esiste alcun legame tra lui e tutti questi oggetti, e i suoi attaccamenti materiali si spezzerebbero. Ciò diventa possibile appena si viene a contatto con i devoti del Signore, che sono gli unici ad avere il potere di far penetrare il suono spirituale fin nelle profondità del cuore di ogni essere smarrito, mettendo così fine alla sua sofferenza e illusione. E' questo in breve il metodo che permette di risollevare gli esseri afflitti dall'azione delle intransigenti leggi materiali, che si manifestano attraverso i quattro implacabili fattori dell'esistenza materiale, cioè la nascita, la malattia, la vecchiaia e la morte. I membri della dinastia Kuru, vittime della guerra, soffrivano per la morte dei loro parenti, e il Signore li conforta sulla base della conoscenza trascendentale.



VERSO 5


sadhayitvajatasatroh
svam rajyam kitavair hrtam
ghatayitvasato rajnah
kacasparsaksatayusah

sadhayitva: avendo eseguito; ajatasatroh: di colui che non ha nemici; svam rajyam: il suo regno; kitavaih: con l'inganno (di Duryodhana e dei suoi seguaci); hrtam: usurpato; ghatayitva: avendo ucciso; asatah: senza scrupoli; rajnah: della regina; kaca: ciocca di capelli; sparsa: trattò male; ksata: diminuita; ayusah: la durata dell'esistenza.



TRADUZIONE

Il malvagio Duryodhana e i suoi seguaci hanno usurpato con l'inganno il regno di Yudhisthira, colui che non ha nemici. Ma per la grazia del Signore, che fece perire i re senza scrupoli del partito di Duryodhana, Yudhisthira ha potuto riavere il suo regno. Altri ancora sono morti per aver sciolto i capelli della regina Draupadi, atto col quale avevano ridotto la propria esistenza.



SPIEGAZIONE

Nei giorni gloriosi che precedettero l'avvento dell'era di Kali, i brahmana, le mucche, le donne, i bambini e i vecchi erano tutti protetti e la società intera ne traeva grandi vantaggi:
1) La protezione dei brahmana assicura il mantenimento del varnasramadharma, l'istituzione che offre il metodo scientificamente più sicuro per elevare tutti i membri della società al piano della vita spirituale.
2) La protezione della mucca assicura abbondanza di latte, il più miracoloso fra tutti gli alimenti, che raffina i tessuti sottili del cervello permettendo così di cogliere i valori superiori dell'esistenza.
3) La protezione della donna preserva la sua castità, e quindi la purezza morale dell'intera società; così saranno concepiti uomini di natura esemplare, capaci di mantenere la società in un'atmosfera di pace, quiete e progresso.
4) La protezione del bambino dà all'essere che ha ottenuto la forma umana le condizioni migliori per intraprendere la via che lo libererà dalle catene della materia. Il bambino dev'essere protetto fin dall'istante del concepimento con l'esecuzione del rito purificatore detto garbhadhana-samskara, che segna l'inizio di un'esistenza pura.
5) La protezione degli anziani dà loro la possibilità di prepararsi per un'esistenza migliore dopo la morte.
Questo regime di protezione che copre tutta la società si fonda su quei fattori che distinguono una società di uomini realizzati da una società di cani e gatti, anche se raffinati. E' assolutamente proibito uccidere un brahmana, una mucca, una donna, un bambino o un vecchio: inoltre, la minima offesa nei confronti di queste creature innocenti ha l'effetto di accorciare l'esistenza di chi se ne rende colpevole. Nell'era di Kali questi principi non sono per nulla osservati, e per questo motivo la longevità degli uomini è diminuita considerevolmente.
Anche la Bhagavadgita insiste sulla protezione della donna affermando che quando le donne si corrompono per mancanza di protezione nasce una progenitura indesiderabile, detta varnasankara. D'altra parte, colui che offende una donna casta vedrà ridotta la durata della sua esistenza. Così Duhsasana, fratello di Duryodhana, e tutti i suoi compagni, per aver oltraggiato Draupadi, modello di castità, andarono incontro a una morte precoce. Questi sono alcuni esempi delle intransigenti leggi del Signore, le stesse menzionate nel verso precedente.



VERSO 6


yajayitvasvamedhais tam
tribhir uttamakalpakaih
tadyasah pavanam diksu
satamanyor ivatanot

yajayitva: compiendo; asvamedhaih: yajna in cui viene sacrificato un cavallo; tam: lui (il re Yudhisthira); tribhih: tre; uttama: eccellenti; kalpakaih: con gli ingredienti adatti e con i sacerdoti competenti; tat: quello; yasah: fama; pavanam: virtuoso; diksu: tutte le direzioni; satamanyoh: colui che compì cento di questi sacrifici; iva: come; atanot: diffusa.



TRADUZIONE

Sri Krsna permette allora a Maharaja Yudhisthira di compiere tre volte, e in modo perfetto, il sacrificio del cavallo [asvamedha-yajna] facendo in modo che la sua gloria e la sua virtù risplendano in tutte le direzioni, come un tempo Indra, che aveva compiuto cento volte quello stesso sacrificio.



SPIEGAZIONE

E' particolarmente interessante qui il paragone tra Maharaja Yudhisthira e Indra, il re dei pianeti celesti. L'opulenza di Indra supera quella di Maharaja Yudhisthira migliaia e migliaia di volte, eppure la fama di Maharaja Yudhisthira non è affatto inferiore alla sua, perché egli è un puro devoto del Signore. Pur avendo compiuto soltanto tre asvamedhayajna, rispetto ai
cento di Indra, Maharaja Yudhisthira gode, solo per la misericordia del Signore, di una fama pari a quella del re dei pianeti celesti. Questa è la prerogativa del devoto. Il Signore è imparziale con tutti, ma il Suo devoto, vivendo sempre a contatto con l'Infinitamente Grande ottiene una gloria maggiore. Il sole, per esempio, diffonde i suoi raggi ovunque con la stessa intensità, ma alcuni luoghi restano sempre nelle tenebre. Il sole sarebbe dunque ingiusto e parziale? No, tutto dipende dal grado di ricettività alla luce di ogni singolo luogo. Il Signore distribuisce la Sua misericordia in modo uguale a tutti gli esseri, ma i devoti interamente votati al Suo servizio ne godono pienamente.



VERSO 7


amantrya panduputrams ca
saineyoddhavasamyutah
dvaipayanadibhir vipraih
pujitaih pratipujitah

amantrya: invitando; panduputran: tutti i figli di Pandu; ca: anche; saineya: Satyaki; uddhava: Uddhava; samyutah: accompagnato; dvaipayana-adibhih: dai rsi, come Vedavyasa; vipraih: dai brahmana; pujitaih: adorato; pratipujitah: anche il Signore reciprocò allo stesso modo.



TRADUZIONE

Sri Krsna Si prepara allora a partire. I brahmana, guidati da Srila Vyasadeva, Gli fanno atto di adorazione, a cui Egli subito risponde. Poi chiama a Sé i figli di Pandu.



SPIEGAZIONE

Sri Krsna giocava il ruolo di uno ksatriya, al quale i brahmana, per la loro posizione sociale, non dovevano venerazione. Ma i brahmana di cui parla questo verso, guidati da Srila Vyasadeva, sapevano che Krsna è Dio, la Persona Suprema; dunque non esitarono ad adorarLo. E il Signore rispose agli onori ricevuti per mostrarSi ubbidiente alle leggi sociali, che vogliono tra l'altro che uno ksatriya si mostri sottomesso alle istruzioni dei brahmana. Pur ricevendo sempre da tutti gli uomini responsabili i rispetti dovuti al Signore Supremo, Sri Krsna non Si scostò mai dal comportamento che regola gli scambi tra i membri dei differenti varna. Di proposito Egli osservò tutte queste regole sociali, affinché nel futuro gli uomini seguissero il Suo esempio.
(continua nel prossimo numero)















VOCAZIONI SUPERIORI
di URMILA DEVI DASI

Srila Prabhupada desiderava che il sistema scolastico della nostra Associazione (l'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna) producesse persone di alta classe; non alta per ricchezza o status sociale, ma alta per carattere.
Spesso spieghiamo che il carattere ideale del brahmana (l'intellettuale) è tollerante e austero, che quello dello ksatriya (leader o amministratore) è coraggioso e retto, e così via. Ma per crescere i nostri bambini, Srila Prabhupada ha dato enfasi anche a un'altra qualità: l'autosufficienza.
Brahmana, ksatriya e vaisya (agricoltori e commercianti) possono trovare la professione che si adatta a loro. Sia lavorando direttamente per servire Krsna che lavorando per mantenere la famiglia, non hanno bisogno di elemosinare lavoro da nessuno e non hanno neppure bisogno di molta supervisione. Gente così speciale, spontaneamente ubbidiente al maestro spirituale, si autodisciplina e quindi ha fiducia in se stessa. Se capiamo questo genere di indipendenza, elimineremo il problema di trovare un "posto" per i nostri figli. Non avranno alcuna necessità di chiedere lavoro a nessuno, né all'interno né all'esterno della nostra Associazione. Per le persone autodisciplinate e autonome il servizio è illimitato.
Provate a fare, con i vostri figli, una lista dei sistemi per diffondere la coscienza di Krsna. Senz'altro scopriranno anche loro di avere abilità o vocazioni adatte per dedicarsi a qualcuna di queste attività. Molti di loro potranno guadagnarsi da vivere così. I vostri figli potrebbero scegliere un servizio e prepararsi per farlo.
Ecco qualche idea:
1) Aprire un ristorante per la distribuzione di prasadam (cibo offerto a Krsna).
2) Aprire un negozio di alimenti naturali e vendere prasadam e libri sulla coscienza di Krsna.
3) Aprire un negozio di libri e articoli devozionali.
4) Pubblicare libri sulla coscienza di Krsna.
5) Distribuire libri coscienti di Krsna al minuto o all'ingrosso.
6) Lavorare in una fattoria con i buoi e vendere i prodotti naturali.
7) Cucinare e vendere alimenti pronti da conservare.
8) Insegnare con una prospettiva cosciente di Krsna.
9) Produrre e vendere musica cosciente di Krsna.
10) Vendere arte cosciente di Krsna.
11) Scrivere software per computer per le scuole coscienti di Krsna.
12) Vendere articoli o servizi utili sia a devoti che a non devoti (alimentari, auto, articoli per ufficio, utensili, computer, grafica, lavori elettrici, cure sanitarie).
13) Sviluppare una compagnia teatrale cosciente di Krsna di livello professionale.
l4) Aprire un centro di predica cosciente di Krsna.
Queste sono alcune idee per stimolare i vostri figli a sviluppare una mentalità elevata, una mentalità con cui troveranno molti sistemi per cavarsela da soli.
Non attaccatevi all'idea di trovare un buon lavoro per i vostri figli e legarli così a un'istruzione mondana. Spiegate ai vostri ragazzi che sforzarsi per un lavoro sicuro, basandosi su altri, è meno importante che diventare coscienti di Krsna e predicare la coscienza di Krsna.
Date importanza all'educazione pratica. Dagli undici ai quattordici anni, lasciate che i vostri figli trascorrano molto tempo con adulti che possono insegnare loro lavori pratici. Gran parte dei ragazzi traggono molto beneficio dall'amicizia dei loro coetanei, ma imparare servizi pratici da adulti, e stabilire amicizie spirituali con loro, può generare relazioni ancora più profonde che aiutano a sviluppare un buon carattere.
Date ai ragazzi, verso i dodici anni, qualche responsabilità sociale, economica o familiare. Ad esempio, verso i quindici anni, possono dedicare qualche ora per qualche servizio nel tempio più vicino. Anche i più giovani possono cominciare a fare qualcosa e maturando faranno lavori che richiedono più competenza.
Date ai vostri figli tutte le responsabilità che si possono assumere, ma sino ai sedici anni, siate molto di polso nel dare loro la direzione giusta per decisioni morali o spirituali. Srila Prabhupada ci ha insegnato che i ragazzi sotto i sedici anni devono essere indirizzati così fermamente che non devono neppure pensare all'idea di disobbedire. Soprattutto è molto importante che li guidiate nelle loro letture, nella scelta dei programmi televisivi, su cosa pensare della droga e come comportarsi con i membri del sesso opposto. Non si può dire a un ragazzo di quattordici anni "Beh, adesso ti ho spiegato tutto sulla marijuana, ma la scelta sta a te". No, bisogna proibirla e basta.
Se un ragazzo di sedici anni o più dipende ancora completamente da voi per i soldi, trattatelo come fareste con un amico nelle stesse circostanze.
Cercate di vedere gli adolescenti come degli utili membri della società e date loro opportunità per sentirsi utili.
Addestrate i ragazzi a usare la loro intelligenza al servizio di Krsna al più presto possibile.
Ricompensateli se fanno le cose spontaneamente. Incoraggiateli a fare piani anche se sono immaturi.















LA RELAZIONE
GURU DISCEPOLO

di BHAKTI ABHAY CARANA SWAMI

Per progredire nella vita spirituale, la comprensione del gurutattva è essenziale. Il devoto che non sviluppa interesse per la conoscenza filosofica non riuscirà a cogliere la reale dimensione della coscienza di Krsna.
La Verità Assoluta e Suprema, che non è differente da Krsna, si trova nelle Scritture ed è divulgata attraverso gli insegnamenti di Krsna, il guru riceve il potere di trasferire genuinamente la conoscenza vedica direttamente nel cuore del discepolo. Il discepolo, a sua volta, dovrebbe avvertire la necessità di assimilare la conoscenza filosofica della coscienza di Krsna dal proprio maestro spirituale. Naturalmente un discepolo sincero sviluppa il costante desiderio di servire il suo maestro spirituale, sforzandosi di attuare le sue istruzioni; ma quando trascura l'aspetto filosofico rischia di fraintendere quelle stesse istruzioni e di rimanere sul piano sentimentale, subordinato anche agli attaccamenti materiali.
Il maestro spirituale è un qualificato e fedele discepolo del proprio maestro spirituale, il cui intento è di aiutarlo nella missione di riscattare le anime condizionate, sofferenti a causa del mondo materiale. La più grande ambizione del maestro spirituale è di ricondurre a Krsna tutti i suoi discepoli. Egli è un servitore completo, perché servendo il proprio maestro, serve anche i propri discepoli, e servendo i propri discepoli, serve l'umanità intera.
La relazione tra maestro spirituale (guru) e discepolo si differenzia dalle relazioni mondane, così come la musica differisce dai rumori. La relazione a cui si riferisce si basa sul mutuo servizio a Krsna e costituisce la più sublime espressione dell'amore. Il maestro spirituale è una manifestazione esterna di Krsna (le Scritture ne sono un'altra) e, di conseguenza, non è possibile ottenere l'amore per Krsna senza aver sviluppato amore per il maestro spirituale.
Il sentimento d'amore tra il maestro spirituale e discepolo è genuino quando concorda con gli insegnamenti conclusivi delle Scritture. La mutua e reale comprensione tra il maestro spirituale e il discepolo può soltanto avvenire nell'ambito della coscienza di Krsna, per cui è inutile cercarla su altri piani. Bisogna prendere coscienza dell'importanza filosofica delle Scritture vediche inerenti.
Il mondo materiale è la dimora di coloro che hanno sviluppato la mentalità del corvo. Sviluppare la mentalità del corvo significa lasciarsi dominare dagli attaccamenti materiali, in ragione di un irresistibile sentimento di attrazione verso le cose impure. Il guru, in qualità di incarnazione della misericordia di Krsna, è paragonato al cigno, la cui caratteristica è di amare tutto ciò che è puro e pulito.
Il guru liberato dagli attaccamenti materiali, con l'esempio e gli insegnamenti, può trasformare la coscienza di coloro che cercano il suo aiuto, con una coscienza da cigno, la coscienza di Krsna. Il discepolo che non si applica nello studio delle Scritture e non interroga sulla realizzazione spirituale il proprio guru, commette un grave errore. Egli non potrà evitare di vedere il suo maestro spirituale come un uomo comune e, di conseguenza, non otterrà il beneficio spirituale insito nella sua compagnia.
Ciò nonostante, se il discepolo osserva i quattro principi regolatori, recita il mantra Hare Krsna e serve i Vaisnava, risveglierà gradualmente la propria coscienza originale e, genuinamente, un giorno realizzerà l'abbandono al proprio maestro spirituale, il quale, molto compiaciuto, lo aiuterà a ritrovare il suo originale amore per Krsna.















I DIALOGHI DI SRILA PRABHUPADA
La Politica Editoriale Di Ritorno A Krishna

Nel nevoso Dicembre del 1969, in una piccola casa della periferia di Boston, Srila Prabhupada si incontrò con i discepoli che aveva scelto per fare di loro i primi redattori della sua rivista Ritorno a Krishna. Di cosa dovrebbe trattare la rivista? Ecco alcune delle istruzioni che egli dette.



Il movimento per la coscienza di Krsna è composto da quattro differenti stadi. Il primo stadio è quello di capire la propria relazione con Dio, Krsna, dato che al momento attuale le anime condizionate hanno dimenticato se stesse, la propria relazione con Krsna. In realtà tale relazione esiste eternamente, ma sotto l'influenza di maya tutti pensano di essere qualcosa che appartiene al mondo materiale, e così ciascuno si identifica con il proprio corpo.
Bisogna risvegliarsi da questa esistenza illusoria, in cui ci si identifica con ciò che non si è. Questa identificazione con il corpo è l'errore fondamentale della vita moderna. Non dico della civiltà moderna perché questo sbaglio esiste fin dalla creazione del mondo materiale.
A volte in grandi proporzioni e a volte in proporzioni minori. In Satya-yuga (l'era della virtù) la condizione era la stessa ma in proporzioni minori. In Kaliyuga, invece, (l'era attuale, l'era della discordia) la proporzione è notevolmente più grande.
Perciò il compito principale è quello di risvegliare le anime condizionate dalla posizione illusoria, nella quale essi pensano di essere questo corpo, e che tutto ciò che è relativo al corpo sia molto importante (janasya moho 'yam aham mameti).
"Io sono questo corpo e tutto ciò che è in relazione al corpo è mio" è un concetto illusorio. Ho una certa relazione speciale con una donna, e penso che sia mia moglie e di non poter stare senza di lei, e un'altra donna, da cui io sono nato, penso sia mia madre. Così per mio padre e per i miei figli. E penso in questi termini alla società, alla nazione e all'intera umanità. Ma tutte queste cose sono illusorie perché sono basate sulle relazioni corporee: yasyatmabuddhih kunape tridhatuke... sa eva gokharah: coloro che vivono secondo questo concetto illusorio di esistenza sono paragonati a mucche e asini.
Perciò il nostro primo interesse è di risvegliare la gente in generale da questa condizione di vita illusoria.
La rivista Ritorno a Krishna è destinata a questo particolare scopo. Stampiamo Ritorno a Krishna perché la gente possa accedere al primo stadio di illuminazione.
Ci saranno quelli più illuminati, che si fanno avanti chiedendo di far parte del nostro movimento e di ricevere iniziazione. Quando qualcuno si fa avanti, comprendendo la propria posizione, si trova al secondo stadio - ossia essere educato su come risvegliare il proprio latente amore per Dio.
Poi, quando si raggiunge veramente l'amore per Dio, si possono capire gli scambi amorosi fra Radha e Krsna e gli abitanti di Vrndavana. Questo è il terzo stadio.
E il quarto stadio è quello di paramahamsa, in cui si è sempre gioiosi. premanjanacchuritabhaktivilocanena santah sadaiva hrdayesu vilokayanti: quando si è completamente immersi nell'oceano dell'amore per Dio, si è felici in qualsiasi condizione di vita, perché Krsna è presente. "Krsna è presente" significa che il Nome di Krsna è presente, la Sua forma è presente, i Suoi divertimenti sono presenti, e tutto ciò che Lo riguarda è presente. Krsna non è solo. Noi non siamo impersonalisti. Non appena diciamo "Krsna" significa che Krsna è presente con il Suo nome, la Sua fama, la Sua opulenza, il Suo entourage, i Suoi divertimenti, e così via.
Generalmente la rivista Ritorno a Krishna tratta delle prime due fasi di comprensione: risvegliare la comprensione e educare la gente.
Naturalmente il nostro obiettivo è di arrivare al livello più alto di scambi d'amore, ma generalmente la nostra predica dovrebbe convincere le persone, con la filosofia, con la scienza, e con l'argomentazione logica, del fatto che esse si trovano in una condizione illusoria.
Questi politici, questi scienziati, questi filosofi non hanno una conoscenza avanzata. Il livello più elevato che possono raggiungere è di impegnarsi in qualche opera umanitaria. Molti si stanno impegnando in opere umanitarie. E gli yogi cercano di essere soddisfatti in sé stessi mediante la meditazione.
Ma a nessuno interessa Dio, Krsna. Nessuno se ne preoccupa. Questa è la posizione del mondo.
Perciò, viste le circostanze, il nostro primo impegno è di risvegliare la gente da questa condizione illusoria. Pensano di essere il corpo e credono che il benessere più alto sia curare il corpo e tutto ciò che è in relazione con esso. Dobbiamo tirarli fuori da questa condizione illusoria. Questa dovrebbe essere la politica editoriale della rivista Ritorno a Krishna.
Questa rivista, è molto importante. Se il nostro movimento sarà riconosciuto come un movimento scientifico e cosciente di Dio, allora ci si riferirà a questa rivista come a una scrittura autorizzata. Perciò dobbiamo prepararla in modo autorizzato senza parlare di cose inconcludenti.















La Festa Della
Domenica

ogni domenica pomeriggio
in tutti i
Centri Hare Krishna:

ASTI, Roatto, Frazione Valle Reale 20, tel. (0141)9384406
BERGAMO, Villaggio Hare Krishna, via G. Galilei 39, da Medolago strada per Terno d'Isola, Chignolo d'Isola, tel. (035)490706
BOLOGNA, Bentivoglio, Via Ramo Barchetta 2, Castagnolo Minore, tel. (051)863924
FIRENZE, Villa Vrindavana, Via Scopeti 108, San Casciano in Val di Pesa, tel. (055)820054
MILANO, Centro Culturale Govinda, Via Valpetrosa 3/5, tel. (02)862417
NAPOLI, Via Vesuvio 33, Ercolano, tel. (081)7390398
ROMA, Gaura-Mandala, Nepi, Via Mazzanese km 0,700 (Cassia uscita Calcata) Pian del Pavone (Viterbo), tel. (0761)527038
VICENZA, Prabhupadadesh, Via Roma 9, Albettone, tel. (0444)790573
SVIZZERA Italiana, Fattoria Nandagram, Al Chiossasco, Contone, tel. 41(092)622747










Fine del numero di settembre-ottobre 1994.